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 Le immagini e i testi si riferiscono alla Casa-museo
prima  della chiusura del 1979

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La "filosofia" della Casa-museo
 

o stesso Uccello ci chiarisce le forti motivazioni, sia culturali, che civili, che personali da cui nasce la Casa-museo:   

“L’idea di un museo non sarebbe stata neanche pensabile per chi, come me, proviene da una famiglia povera.
     Nella nostra casa gli oggetti, pochi e rari, erano quelli dell’uso quotidiano, della nostra vita di tutti i giorni. Altri invece — fotografie di famiglia, immagini devote, o ricordi di emigrazioni o di guerra — rappresentavano delle vere e proprie reliquie che sarebbe stato impensabile, perfino sacrilego, sottrarre e deportare altrove.
     È stato dopo lo sbarco degli alleati, durante le battaglie che si combattevano per la conquista delle terre incolte da parte dei contadini, che ho cominciato a prendere coscienza di una realtà che mi costringeva a osservare e a capire.
     Quando ci recavamo nei feudi e nelle terre in abbandono, spesso i contadini buttavano via gli attrezzi dell’uso quotidiano: cucchiai e collari in legno per bovini o per ovini si ritrovavano spesso negli immondezzai; con un gesto che voleva distruggere tutto un cattivo passato. Era il rifiuto di tutto un mondo che rappresentava per loro uno stato di oppressione, il loro male antico.
     Erano oggetti che io avevo visto fin dalla nascita e che costituivano gli utensili della pratica quotidiana nella nostra famiglia, così povera che perfino sull’unico cantarano — portato in dote da mia madre — il falegname aveva sostituito il piano di marmo con quello di legno dipinto: per risparmiare, si diceva in famiglia.

Antonino Uccello guida alcuni visitatori
Antonino Uccello guida alcuni visitatori
all'interno della Casa-museo


     Sul cantarano liberty gli oggetti erano rarissimi: solo in ottobre le poche chicchere superstiti dei regali di matrimonio venivano arricchite da melecotogne, che maturavano lentamente e riempivano di aromi naturali — resistenti fino alle soglie dell’inverno — i grandi locali imbiancati di viva calce.
    Era impensabile per me fare un museo di simili oggetti.
     Ma quando questi utensili cominciarono a subire la distruzione, come mi venne di osservare durante le lotte contadine, inconsciamente mi resi conto che c’era qualcosa che noi stavamo perdendo irrimediabilmente.
     Non avevo ancora vent’anni, e cercavo di recuperare tutto quello che potevo.
     I miei interessi allora erano rivolti alla poesia, compresa quella popolare.
La scuola, che a mia madre e ai miei nonni era costata fame e fatiche indicibili, non mi aveva però dato possibilità di intendere il senso delle cose che raccoglievo. Cominciai a prendere coscienza solo a vent’anni, quando emigrai in Brianza, a contatto con uomini di estrazione culturale diversa dalla mia. Tra i primi conobbi Ernesto Treccani, Raffaellino De Grada, Salvatore Fiume, Luigi Guerricchio, e quindi Luciano Budigna, Bartolo Cattafi, Piero Chiara, Scheiwiller, e Bosio e Leydi.
     Durante il periodo delle vacanze ritornavo in paese. Giovane ero già sposato. Mia moglie proviene da una famiglia di coltivatori diretti. Insieme, io e mia moglie, cominciavamo le nostre escursioni alla ricerca della poesia popolare e via via degli usi, delle tradizioni, del modo di vivere delle classi popolari.
     Quei primi oggetti e attrezzi di lavoro rinvenuti nei rifiuti, ora, dopo il fallimento della riforma agraria e con la grande emigrazione, era più facile trovarli abbandonati tra le macerie: tra i muri crollati e sotto le tegole, nell’incuria generale. Già prevalevano gli oggetti di consumo, che oltre tutto rappresentavano un mondo di promozione sociale. L’utensileria dei grandi magazzini faceva concorrenza ai cucchiai di legno e agli strumenti popolari.”

La assoluta novità della Casa-museo nel panorama non solo siciliano, ma nazionale si coglie ancora dalle parole di Uccello:

“Pensare a un museo del genere in Sicilia, quando già esisteva il prestigioso Museo Pitrè, sarebbe stata un’eccessiva presunzione, oppure una cosa inutile, ripetitiva ... Io mi accorgevo di questo vuoto che mi si faceva intorno, dell’assenza di interlocutori...”

Se il mondo della cultura appariva distante e a volte ostile e risentito, irretito com’era dalle “lotte di potere”, una spinta veniva ad Uccello dal proprio istinto, dal sentimento poetico che lo animava da sempre: se lo studioso, il museografo ai primi passi, avverte il vuoto e il disagio dell’isolamento, il poeta, aduso all’arma della creatività e dell’immaginazione, porge l’aiuto necessario.

Antonino Uccello dialoga con uno scultore popolare nelle campagne di Sciacca
Antonino Uccello dialoga con uno scultore
popolare nelle campagne di Sciacca

E lo spirito poetico fa compiere l’operazione di trasposizione altrimenti impossibile: Uccello “immagina” che la sua casa della Aguglia riviva nella Casa-museo e così avviene. Come spesso avviene l’immaginario precede la realtà:

 “Quando si parlava di queste cose tra noi, in famiglia ... ci veniva in mente la casa di campagna, quella dei suoceri, Aguglia ... Si pensava di trasferire alcuni oggetti dalla masseria di campagna in paese, perché anche là con la scomparsa dei miei suoceri era avvenuto il crollo, la desolazione: quegli oggetti, in quella casa, erano ormai larve, e solo se trasportati nella Casa-museo avrebbero fatto rivivere la masseria di Aguglia; certo con un linguaggio nuovo, altro dalla vita - come diceva Cirese -ma pur sempre vivo nonostante la trasposizione museografica”.

Il crollo e la desolazione che stava colpendo sia il vissuto personale dello studioso, sia soprattutto un mondo e una civiltà, sono state le molle che hanno portato alla nascita della Casa-museo.
   Salvare dall’oblio gli oggetti della civiltà contadina che il nascente “miracolo economico” italiano tendeva a distruggere, è stata la molla immediata, ma la vera motivazione sta nel vissuto del poeta e dell’uomo. Giustamente il prof. Silvano Nigro scriverà  che “la Casa-museo è nata per spostamento e condensazione di uno spazio altro, distante nel tempo: la masseria di Aguglia con gli affetti familiari e i valori di un antico tempo contadino”.
   La Casa-museo nasce da forti spinte emotive che scaturiscono dal vissuto personale del suo fondatore, ma al contempo da una rigorosa linea scientifica che via via si andava precisando in Uccello.
   Essa si inserisce nel dibattito iniziato a metà degli anni sessanta sui musei popolari. Rispetto al quale lo studioso fornisce una esemplificazione pratica, che è una risposta alle tante teorizzazioni che si facevano, che poi nascondevano una assoluta incapacità ad operare.

Donna anziana nella "casa ri stari"
Donna anziana nella "casa ri stari"


   La novità assoluta della Casa-museo fu colta da tutti subito, e non solo dagli studiosi, soprattutto dal pubblico. Essa racchiudeva il desiderio di ognuno di vedere qualcosa del proprio mondo del proprio vissuto. Nessun museo ha mai suscitato tante emozioni nei visitatori: vi si ritrovava il vecchio bracciante, come lo studente, il contadino come l’intellettuale. Ciascuno vi ritrovava qualcosa di disperatamente cercato e perduto per sempre.
   Il museo, quel museo, serviva a “raccontare” un’epopea al tramonto; ma anche la durezza dei sistemi di vita delle masse contadine diseredate. Era insieme fredda ricostruzione museale, vivificata dal messaggio lanciato al futuro per non dimenticare: una sorta di impegno civile, che in Uccello fu sempre presente.
   La filosofia della Casa-museo sta in questo messaggio di verità e di fedeltà ad un mondo, e insieme di polemica risposta al massacro che in quegli anni si perpetrava proprio di quel mondo e della verità storica relazionata. Verità era certamente raccontare la bellezza di una civiltà troppo frettolosamente accantonata, ma anche presentare le tante zone d’ombra che lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ha lasciato nella civiltà contemporanea. 

 

 
World Heritage List UNESCO. Città Barocche del Val di Noto: Palazzolo Acreide
Il riconoscimento da parte dell'Unesco nel 2002 e la conseguente inclusione tra le "Città Barocche del Val di Noto": PALAZZOLO ACREIDE, Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Ragusa Ibla, Scicli.
 

 
Teatro Greco di Palazzolo Acreide - Siracusa
Una zona archeologica tra le più antiche nel panorama italiano, il cui tessuto urbano si è mantenuto discretamente integro e in cui si possono osservare le varie stratificazioni storiche: le necropoli sicule risalenti al XII sec. a. C., le rovine della polis greca AKRAI e le successive ricostruzioni ad opera di romani e bizantini.
 

 

Un museo etnoantropologico, la "Casa-museo" fondata da Antonino Uccello, tra i più antichi d'Italia e conosciuto in tutto il mondo.
 

 
Portale Barocco della Chiesa dell'Annunziata a Palazzolo Acreide - Siracusa
Un centro storico di grande valore architettonico, fortemente caratterizzato da un'architettura Barocca, frutto della ricostruzione post-terremoto del 1693 e, successivamente,  dalla stagione del Liberty.

 

 
I Santoni - Palazzolo Acreide - Siracusa
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I resti del castello normanno e la circostante struttura urbanistica medioevale.

 

 
Riserva Naturalistica Valle dell'Anapo-Pantalica
Un paesaggio estremamente vario, in cui dominano le cave iblee, con la Riserva Naturalistica Orientata di Cava Grande e la Riserva Naturalistica Valle dell'Anapo-Pantalica.

 

 
Festa di San Paolo a Palazzolo Acreide - Siracusa
Le manifestazioni religiose come la festa di S. Paolo e di S. Sebastiano, conosciute in tutta la Sicilia per la loro spettacolarità.

 

 
Carnevale di Palazzolo Acreide - Siracusa
Un carnevale tra i più antichi di Sicilia, con sfilate di carri allegorici, gruppi in maschera, sagra della salsiccia, veglioni.

 

 
Rappresentazioni Classiche al Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani a Palazzolo Acreide - Siracusa
Il Festival internazionale del Teatro Classico dei Giovani, che richiama ogni anno studenti provenienti da ogni parte d'Europa.
 

 
Prodotti tipici e Gastronomia a Palazzolo Acreide - Siracusa
Prodotti tipici come l'olio D.O.P. "Monti Iblei", il miele il cui uso è documentato già in epoca greca, i funghi, i formaggi, la salsiccia e la rinomata cucina palazzolese che è possibile assaporare nei molti ristoranti sparsi per la città.
 

 
Mostre a Palazzolo Acreide - Siracusa Manifestazioni come le varie mostre proposte alla Casa-museo, la Mostra mico-naturalistica akrense, la Rassegna agroalimentare dei prodotti e piatti tipici palazzolesi, la mostra natalizia "I presepi, arte e tradizione".
 

 
Necropoli Sicula di Pantalica
La presenza, nel raggio di pochi chilometri, di importanti siti archeologici e storici come Noto Antica, Kasmenai, Avola Antica, Castelluccio, Pantalica, le varie chiesette rupestri bizantine con affreschi sparse nel territorio, ecc.
 

Mulino ad acqua e Museo della Macina
Un mulino ad acqua funzionante con annesso Museo della macina, presente nel territorio comunale, gestito dall'Associazione per la conservazione della cultura popolare degli Iblei.

 

 

     
 

 

 
     
 

FOTOGRAFIE: © Giuseppe Leone e Nino Privitera
TESTI: © Dott. Luigi Lombardo

 
   

 

 

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