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Le immagini e i testi si riferiscono
alla Casa-museo
prima della chiusura del 1979
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Pittura su vetro: Il cacciatore Bonello e Santa Rosalia
Pitture su vetro e altre collezioni
Nel maiazzè alle pareti sono appese pitture
su vetro, di produzione siciliana. Le pitture su vetro raccolte nella Casa Museo
sono oltre cento, e offrono un panorama abbastanza organico di questa forma di
arte popolare che si diffuse quasi contemporaneamente in tutta l’Europa, tra
la fine del Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento. Proprio agli inizi
della rivoluzione industriale le vetrerie hanno in genere lavorato a prodotti di
carattere utilitario, producendo lastre da finestra, che costituiscono un
elemento di prim’ordine, la materia prima con cui le classi popolari di ogni
paese d’Europa, quasi contemporaneamente e attraverso una serie di scambi e
reciproche influenze e adattamenti, poterono scrivere uno dei capitoli più importanti
della cultura figurativa non aulica.
La produzione
vetraria di largo consumo coincise altresì col fiorire e col diffondersi
dell’orazione mentale e delle devozioni, fenomeno che incrementò al contempo
una produzione d’iconografia religiosa come mai in precedenza si era
verificato.
Le immagini, sulla fragile lastra trasparente, s’imprimono
a tempera con miracolosa rapidità: gli occhi dei vari personaggi vi splendono
come quelli delle statue dei santi e dei paladini, i quali a volte avevano
fissate nelle occhiaie pupille di cristallo. Anche le aureole acquistano una
luminosa trasparenza, mentre gli abiti e gli ornamenti, con un particolare
carattere esotico, turchesco, assumono la pompa ingenua e sontuosa delle sete e
dei damaschi orientali che s’intrecciano a costumi popolari di stretta
osservanza romantica.
La pittura su vetro, quindi, con l’apporto di
elementi realistici, della tradizione locale e della vita quotidiana delle
classi popolari, conferisce una nuova dimensione umana all’iconografia
tradizionale a volte arida e stereotipata. Questi santi, con fattezze a volte di
contadini o artigiani, hanno arato e seminato, mietuto e intagliato. Madonne e
Vergini hanno raccolto spighe e cucinato minestra di fave nelle vecchie cucine
di grosse travi annerite di fumo e dispettoso vento di levante.
I personaggi e i temi ai quali i pittori di vetri si
ispiravano riflettono le istanze religiose, le condizioni economico-sociali, i
modi di vita e il grado di evoluzione del popolo in una determinata situazione
storica. In questi quadri confluiscono di solito i santi taumaturghi che
sogliono preservare da peste, malanni e carestie, proteggere il lavoro dei campi
e quello artigianale. I santi che il popolo predilige sono quindi legati a
eventi soprannaturali, a prodigi, a leggende: il loro culto viene spesso
praticato presso santuari più o meno famosi.
Un gran numero di varianti, ad esempio, trova Santa
Rosalia, patrona di Palermo: ora viene rappresentata sdraiata nella grotta di
Quisquiana a far penitenza, ora sul monte Pellegrino che appare al cacciatore
Bonello, al quale rivela il luogo dove si trovano le sue ossa; un’altra scena
interessante è quella in cui la Santa salva la sua città dalla peste. Il
soggetto più diffuso è la Sacra Famiglia in una serie d’infinite repliche e
dalle diverse forme e dimensioni, pur seguendo quasi sempre lo stesso modulo
compositivo. Numerosa è anche la serie delle Madonne; molto vivaci e ricchi di
decorazioni sono i vetri con Gesù Bambino, ora col cuore in mano, ora sdraiato,
sempre circondato di fiori, così come si riscontra nella produzione di cera.
I soggetti di carattere religioso sono preponderanti,
ora ripresi dall’antica Bibbia, ora dal Nuovo Testamento: vi sono
rappresentate scene con Giuseppe Ebreo, la Resurrezione di Lazzaro, la sorprendente
serie della “Conversione di San Paolo ”sulla via di
Damasco.
Le stampe popolari e le tavolette votive sono, a nostro
avviso, i modelli diretti dei pittori su vetro anche se altre occasionali
espressioni d’arte hanno, in particolari circostanze, contribuito ad allargare
la fonte d’ispirazione. Le immagini cosiddette di pietà hanno un
inequivocabile carattere regionale, circoscritte come sono nella zona in cui è
particolarmente diffuso il culto: sono di solito i santi patroni di un paese, di
un santuario, i protettori delle classi sociali che difendono contro particolari
calamità e malattie, i quali rivestono gli attributi dei vari mestieri e
costumi del tempo e acquistano quindi un rilevante interesse folkloristico.
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