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Le immagini e i testi si riferiscono
alla Casa-museo
prima della chiusura del 1979
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Lavorazione ad intreccio
L'intreccio e gli attrezzi agricoli
Nella Casa ri Massaria il
contadino provvedeva a riparare gli attrezzi agricoli nei lunghi inverni col
caldo della “tannura” o del braciere o del forno, e ad intrecciare canestri,
panieri, ceste con verghe di lentischio o di olivastro e con stecche di canna.
Era un lavoro paziente dove si esaltava l’abilità delle mani dell’artefice
e il possesso di una tecnica antichissima: si cominciava ad intrecciare dal
fondo, formando un intreccio a croce (a crucera) che doveva essere assai
robusto, da qui si partivano le spalle del cesto cioè le liste che dovevano
sorreggere l’intreccio e la trama delle pareti, chiuse da una treccia cui si
innestavano il manico o i due manici nel caso della realizzazione di un cofano
(“cufinu”). Questi manufatti così come i tanti realizzati dal contadino
erano frutto di quell’autosufficienza che consentiva un risparmio economico
rilevante: il contadino acquistava alla fiera solo quegli oggetti che non poteva
costruirsi in casa, gli oggetti in ferro per esempio, per il resto realizzava in
legno tutti gli
Attrezzi
agricoli
del
suo lavoro: l’aratro e il giogo, l’erpice, i manici delle zappe, i collari
dei buoi, i cavicchi e le mensole, financo tavoli e sedie, sgabelli in legno o
in fusti di ferula (firrizzi).
Certo la segregazione e la povertà dei mezzi
disponibili hanno sempre costretto il contadino a una assoluta autonomia, ad
acuire il suo ingegno ad ogni difficoltà, a ricorrere a trovate e accorgimenti
per rabberciare un mobile, accomodare una tavola fuori posto, o riparare un
arnese. Il contadino tende a conservare ogni benché minimo oggetto: chiodi
spago, latta, che potranno servirgli per ogni occasione.
La sua abilità manuale associata a capacità inventive
e immaginifiche consentiva ad alcuni di loro di emergere come veri artisti
popolari, che realizzavano per sé e per gli altri contadini Sculture
lignee spesso di raffinato intaglio.
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