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Le immagini e i testi si riferiscono
alla Casa-museo
prima della chiusura del 1979
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Mantellina per neonato con bordo ricamato
Il corredo e le casse nuziali della sposa
siciliana
Nel
maiazzè si trovavano esposte numerose collezioni disposte su vecchi
tavoli o cassoni dell’epoca, in parte di produzione locale. Sappiamo quale
enorme rilievo in passato ha assunto la cassa nuziale, il tipico mobile in cui
veniva racchiuso come in uno scrigno, il bene segreto della famiglia, tutta la “roba”
tramandata e accumulata in tanti anni di
fatiche ed emigrazioni. Queste casse presentano spesso, in una medesima area
etnica e a volte in uno stesso paese, una precisa fisionomia dovuta ovviamente
alla particolare tradizione del luogo.
Certo le casse nuziali più
diffuse in Sicilia sono quelle in legno naturale, arricchite spesso da intagli e
graffiti. Nelle casse del Sei e del Settecento in specie, i piedi sono
interessanti; in taluni casi, ad esempio nell’esemplare secentesco posseduto
dalla Casa Museo, assumono delle forme astratte, di bell’effetto ornamentale.
Le dimensioni, la qualità del legno e il carattere delle decorazioni variano da
luogo a luogo.
Particolare rilievo rivestono quelle della Contea di
Modica: sono molto grandi, in legno policromo, coi piedi torniti e imponenti,
come sostenessero un sarcofago. Il colore del fondo della cassa della Casa Museo
è di un rosso cupo: vi sono dipinti mazzi di rose, di gusto settecentesco.
Le casse siciliane, che nell’ultimo decennio hanno
suscitato maggiore interesse anche tra gli amatori di cose d’arte, sono quelle
provenienti da Sciacca (Agrigento). Questa cassa è a sarcofago: i due esemplari
del Museo sono dipinti in celeste.
Più dei modelli e degli elementi architettonici
l’artigiano sente l’attrazione del colore, espresso con decorazioni
genuinamente popolari, a volte improntate a forte realismo: festoni, fiori,
melanzane, fichi, uva, grigie allodole piuttosto che pavoni, colombi dai
riflessi mielati col biblico ramoscello nel becco, cuori e chiavi, simboli di
fedeltà e di pace per un mobile destinato a racchiudere l’oro e il corredo
della sposa.
La biancheria, parte centrale e dai connotati simbolici
estremamente elevati, era tessuta tutta nel telaio di casa.
Il telaio e tutti i pezzi che lo compongono sono
oggetto di particolare cura e descritti in molti proverbi, modi di dire e
indovinelli con bella efficacia espressiva. L’arcolaio, ad esempio, è di
legno, ma più spesso è di stecche di canna, eseguito dalle stesse massaie; un
indovinello così lo descrive:
Ddurici frati, tutti ddurici ncatinati, fanu a vita re ddannati.
(Dodici fratelli —
le stecche di canna — / tutti e
dodici incatenati, / fanno la vita dei
dannati), girano cioè senza requie ad avvolgere
il filo.
In passato al telaio venivano eseguite le piccole bisacce di lana, quelle grandi
a larghi quadri neri su fondo bianco, e le frazzate, cioè le belle
coperte di lana, quelle bianche di cotone, e poi la tela di lino e di canapa per
la biancheria, e il modesto filunnenti, cioè il ‘filo da niente’,
per tovaglie e strofinacci da cucina.
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